Bitcoin: bolla o Eldorado? Analisti divisi in due.

    Bitcoin: bolla o Eldorado? Analisti divisi in due.
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    Tra rally senza freni e crolli verticali, nelle ultime settimane il Bitcoin si è confermato il protagonista indiscusso dei mercati finanziari. Per le sue performance stellari prima di tutto: da inizio anno la regina delle criptovalute ha più che triplicato il suo valore, passando dai 968 dollari dello scorso 31 dicembre al record storico intraday di 3.012,05 raggiunto l’11 giugno. Poi a tenere banco è stata la sua volatilità. Dopo aver sfondato quota 3.000 dollari, la moneta elettronica ha perso nel giro di una settima il 30% fino ad attestarsi agli attuali 2.520 dollari.

    Un’escursione al ribasso talmente violenta che ha spinto molti analisti ad avanzare l’ipotesi che ci si trovi nel mezzo di una tipica bolla finanziaria.

    Non sono di questo parere Peter Smith, ceo e cofondatore di Blockchain, società hi-tech specializzata in dati e finanza, e Jeremy Liew, primo investitore di Snapchat secondo cui entro il 2030 il prezzo di un Bitcoin potrebbe toccare i 500mila dollari. Altrettanto ottimiste sono le stime di KayVan-Petersen di Saxo Bank, che considera i prezzi attuali del Bitcoin ancora ben lontani dal potenziale di crescita: la moneta virtuale – secondo i suoi calcoli – non faticherà a raggiungere quota 100 mila dollari nei prossimi dieci anni.

    Inoltre, secondo le previsioni dell’analista, il mercato delle monete digitali –  non solo il Bitcoin –  potrebbe arrivare a pesare fino al 10% dei volumi di contrattazionenei mercati dei tassi di cambio.

    Per chi considerasse queste stime fantascienza, va ricordato, che negli ultimi sei mesi le previsioni della banca danese sul Bitcoin si sono rivelate fin troppo prudenti. Nelle ultime stime shock per il 2017, lo stesso Van-Petersen aveva previsto per il Bitcoin un target di 2.000 dollari a fine 2017 (al momento in cui scrivevano gli analisti il valore si aggirava intorno ai 754 dollari), obiettivo che è stato raggiunto in meno di cinque mesi (il 20 maggio per la precisione).

    Leggi anche: La Cina e Trump spingono il ritorno del Bitcoin

    Non tutti però vedono rosa nel futuro del Bitcoin. Tra i detrattori dell’ultima ora spicca Brett Arends, scrittore ed editorialista del sito di finanza MarketWatch, che in un articolo recente, non ha esitato a definire il mercato delle criptovalute come “spazzatura”, invitando gli investitori a starci alla larga perché dietro ci sarebbe ben poco se non riciclaggo di denaro sporco e gioco d’azzardo.

    “Rischiereste di vendere dollari per acquistare Bitcoin solo per risparmiare una fee minima nelle transazioni online?” scrive Arends, spiegando che risulta difficile considerare Bitcoin &Co. come riserve di valore, visto che stiamo parlando di asset che “in una settimana possono perdere fino al 30%”.

    Un parere che trova d’accordo Morgan Stanley che, in un report recente, ha messo in dubbio la capacità del Bitcoin di affermarsi sia come metodo di pagamento, per via dell’assenza di praticità rispetto alle carte di credito, sia come forma di investimento per via della volatilità.

    Bolla o non bolla, in questo momento il mercato del Bitcoin si aggira intorno ai 41 miliardi di dollari. Un valore che, come fa notare il sito americano Howmuch.net per quanto possa generare euforia, è ancora ben lontano da assumere un ruolo di rilievo nel mercato finanziario.

    Qualche numero per capire meglio: l’ammontare totale di oro presente sul mercato in questo momento si aggira intorno agli 8.200 miliardi di dollari mentre i dollari in circolazione sono pari a 1.500 miliardi. In pratica, la capitalizzazione della criptovaluta è pari al patrimonio personale di Larry Page, uno dei fondatori di Google, e vale la metà di quello di Bill Gates, che si aggira intorno ai 86 miliardi di dollari.